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Grande successo per l'inaugurazione della mostra di Giò di Busca alla biblioteca Angelica
Ribattezzato lo scultore degli Aristocratici tanti sono stati ad omaggiarlo, S.A.S. il Principe Don Maurizio Ferrante Gonzaga del Vodice, Principe Stefano Pignatelli di Cerchiara, Donna Josephine Borghese, il Principe Danilo Moncada Zarbo di Soria, il Marchese Giuseppe Ferrajoli di Filacciano, il Conte Emilio Petrini Mansi Marchese della Fontanazza, il M° Massimo Bomba stilista ed astrologo, la Baronessa Concetta Lombardi Satriani di Porto Salvo, il Barone Patrizio Imperato di Montecorvino, il N.H. Antonio Valentino, presidente dei giovani collezionisti di Roma il N.H. parigino Bertrand de Royere il N.H. Antonino Lazzarino de Lorenzo e tanti altri;
Sabato 21 febbraio inaugurata la prima mostra italiana delle sculture di Gio' di Busca. Il maestro nato a Milano nel 1959, studia al liceo artistico di Milano e si laurea in Architettura a Venezia. Nipote del famoso pittore “chiarista” Carlo Malerba, Giò eredita la passione per l’arte da entrambi i genitori, grandi collezionisti d’arte. Già da giovanissimo si dedica alla pittura e Oreste Marini; suo mentore già in tenera età intravede in lui la stessa propensione all’arte del nonno Carlo. Cresciuto in un ambiente favorevole allo sviluppo delle sue doti innate, l’artista ha presentato oggi la sua produzione artistica di opere in bronzo ricoperto da patine nere e di bagni oro 24 karati.
Le sue sculture sono un misto di eleganza e bellezza che si accostano a forme geometriche lapidarie, e alla fine lavorazione della materia. Dalle opere emergono la nostalgia per la bellezza rappresentata da continui riferimenti alla natura, alla musica, all’antico, ma anche al futuro; bellezza che il maestro Giò Di Busca vuole non solo rievocare ma anche e soprattutto difendere dallo scempio. Artista dalle molte sfaccettature, sa combinare gigantismo e contemporaneamente il minimo dettaglio.
La mostra attuale comprende per la maggior parte sculture con titoli derivanti dalle sue ispirazioni, i quattro elementi, “Tempo” (bellissimo bronzo patinato nero), “Concerto”, “DNA”, in cui lascia intuire il concetto della dottrina della predestinazione di ognuno di noi, e probabilmente al gene dell’artista che sono si innati, ma rimandano ad aspetti che sono trasmessi anche genealogicamente. Alcuni pezzi hanno dimensioni gigantesche, ad esempio “Emitheos”, il semidio greco o “Francesca ”- l’opera dedicata all’amica del cuore, la Marchesa Francesca Giannini di Santamaria – e “America”, a rappresentazione del sogno americano. La mostra è un viaggio nel Suo mondo fra sogno e realtà, tra spirito e natura e resterà aperta fino al 7 marzo.
G.d.N.

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